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VENTILAZIONE - COPERTURE DISCONTINUE

UNI 8178 - Elementi e strati funzionali (Estratto)
5.6. STRATO DI BARRIERA AL VAPORE
5.5. ELEMENTO TERMOISOLANTE
5.16. STRATO DI TENUTA ALL'ARIA E ALL'ACQUA
5.17. STRATO DI VENTILAZIONE
5.3. ELEMENTO DI TENUTA

UNI 9460 - Estratto
13. Schemi Funzionali e relative soluzioni conformi
13.1 Copertura senza elemento termoisolante e senza strato di ventilazione
13.2 Copertura senza elemento termoisolante, con strato di ventilazione
13.3 Copertura con elemento termoisolante, senza strato di ventilazione (tetto caldo)
13.4 Copertura con elemento termoisolante, con strato di ventilazione (tetto freddo)
17.1 Microventilazione sottotegola

UNI 8627 SISTEMA DI COPERTURA - Estratto
6.2 Coperture discontinue (Microventilazione)


ASPETTI TECNICO - PRESTAZIONALI
DELLE COPERTURE DISCONTINUE

UNI 8178 - Estratto
  5.6 STRATO DI BARRIERA AL VAPORE
  Impedisce il passaggio di vapore d'acqua per controllare il fenomeno della condensa all'interno della copertura.
Lo si adotta quando, in presenza di elemento termoisolante, si verificano le suguenti circostanze:
a)-presenza sopra l'elemento termoisolante di strato di tenuta all'aria (quaina con compito anche di tenuta all'acqua);
b)-presenza di vapore acqueo negli ambienti sottostanti ovvero adozione di elemento termoisolante sensibile all'umidità.

La barriera a vapore viene posta al disotto dell'elemento termoisolante, immediatamente sopra la struttura portante.

N.B. Nella stagione invernale, con il normale riscaldamento ed il 50% di umidità relativa interna, perchè si verifichi il PUNTO DI RUGIADA (passaggio dallo stadio di vapore a quello di acqua) è sufficiente una differanza termica di 15° fra la temperatura dell'ambiente sottotetto e la temperatura che si verifica dentro lo spessore dell'elemento termoisolante, verso l'esterno.
Per tanto, anche già con una temperatura esterna di +8°, il vapore non riesce ad arrivare nella camera di ventilazione allo stato gassoso e la trasformazione in acqua avviene dentro lo spessore dell'isolante.
Questo fatto è molto negativo, perchè l'acqua è il più forte elemnto di degrado di un isolante termico.
Perchè non si ferifichi tale fenomeno è indispensabile l'uso di una barriera al vapore, che mantenga questo sempre allo stato gassoso, al disotto dell'isolante termico nella zona calda.
  5.5 ELEMENTO TERMOISOLANTE
  Porta al valore richiesto la resistenza termica.
  5.16 STRATO DI TENUTA ALL'ARIA E ALL'ACQUA - (GUAINA)
  Lo si pone al disotto dell'elemento di tenuta (coppi), distanziato dallo stesso tramite uno strato di ventilazione.
  5.17. STRATO DI VENTILAZIONE.
  Si ottiene mediante realizzazione di una intercapedine a spessore costante fra gli elementi di copertura e lo strato sottostante.
Ha la funzione di contribuire al controllo delle caratteristiche igrotermiche della copertura attraverso ricambi d’aria.
Viene adottato al fine di:
- nella stagione calda: ridurre il calore sottostante l’elemento di tenuta (coppi) attraverso l’attivazione di moti convettivi, rendendo confortevole l’abitabilità del sottotetto.
- nella stagione fredda: evitare il ristagno dell’umidità sotto l’elemento di tenuta, con conseguenti condense che deteriorano il materiale isolante e le altre strutture della copertura.
E sempre localizzato al disotto dell'elemento di tenuta, (meglio se a contatto di esso), e al disopra dell'elemento termoisolante.
Dimensione consigliata: minima cmq./ml. 400 - massima cmq./ml. 800
(VEDI UNI9460/13.4 - U32035110/9.3.1)

  5.3 ELEMENTO DI TENUTA
  Coppi - Tegole - Embrici.

UNI 9460 - Estratto
  13. Schemi Funzionali e relative soluzioni conformi.
  Le coperture discontinue, dal punto di vista della metodologia di controllo del comportamento termoigrometrico, possono essere individuate e classificate nei quattro schemi funzionali seguenti.
  13.1 Copertura senza elemento termoisolante e senza strato di ventilazione.
  ----------OMISSIS----------
  13.2 Copertura senza elemento termoisolante, con strato di ventilazione.
  In questa copertura, che è una variante del precedente schema, non è presente l’elemento termoisolante, mentre esiste uno strato di ventilazione che ha lo scopo di migliorare il comportamento termoigrometrico complessivo. Una sequenza tipica di strati o elementi funzionali, conforme a questo schema di copertura, è riportata in fig. 26.
Figura 26
Copertura non isolata e ventilata
  13.3 Copertura con elemento termoisolante,
senza strato di ventilazione (tetto caldo).
  Esempio: pannelli isolanti sagomati, con funzione di supporto all’elemento di tenuta dell’acqua (coppi o tegole).
----------OMISSIS----------
  13.4 Copertura con elemento termoisolante,
con strato di ventilazione (tetto freddo).
 

Questo tipo di copertura è forse quello che dal punto di vista termoigrometrico dà le migliori garanzie di buon funzionamento, lo strato di isolamento termico permette di raggiungere il valore richiesto di resistenza termica globale mentre lo strato di ventilazione contribuisce a regolare le caratteristiche igrotermiche della copertura. Una sequenza di strati o elementi funzionali che è conforme allo schema di questa copertura è riportata in fig. 28.

La sequenza riportata può subire delle variazioni secondo le tecniche di realizzazione, per esempio lo strato di ventilazione (sempre disposto immediatamente sopra lo strato isolante) può essere, oltre che realizzato mediante lo spazio sottotetto, anche ricavato mediante una apposita intercapedine ventilata a spessore costante, inclinata, disposta a ridosso della struttura portante. Una sequenza di strati o elementi funzionali che è conforme allo schema di questa copertura è riportata in fig. 29.
----------OMISSIS----------

Figura 28
Copertura isolata e ventilata
Figura 29
Copertura isolata e ventilata mediante intercapedine a spessore costante
  17.1 Microventilazione sottotegola.
  In qualsiasi tipo di copertura (isolata o no, ventilata o no), come in 13.1 e 13.3, è necessario prevedere una microventilazione sottotegola per evitare persistenza di umidità, formazione di condensazioni e per prolungare la durata del sistema. Tale microventilazione è attuata posizionando le tegole su listellature di supporto e può essere incrementata con l’impiego di tegole munite di aeratore. Anche quando siano presenti teli di tenuta all’aria o all’acqua, eseguiti con membrana, occorre assicurare uno spazio sottotegola che permetta la microventilazione, mediante listelli distanziatori, di almeno 2 cm.
UNI 8627 SISTEMA DI COPERTURA - Estratto
  6.2 Coperture discontinue (Microventilazione).
  Nei sistemi discontinui si è spesso in presenza di una microventilazione sottotegola; qualora il sistema dal punto di vista termoigrometrico si affidi solamente a tale ventilazione viene considerato NON VENTILATO. In ogni caso lo strato di microventilazione sottotegola viene considerato con l’elemento di supporto, a distanza minima di 2 cm. dalla base d’appoggio.

VENTILAZIONE
Cor
retto dimensionamento del tetto ventilato realizzato con intercapedine

Desunto dalle ricerche e sperimentazioni effettuate nel tempo.

NORMA U32035110/9.3.1 (REVISIONE DELLA NORMA UNI 9460/1989) - AGGIORNAMENTO GIUGNO2002, ESTRATTO:
Nelle coperture ventilate o si è in presenza di uno spazio sottotetto libero e ventilato oppure è predisposta una opportuna intercapedine lungo la falda, atta a generare moti convettivi ascensionali dovuti all’espansione dell’aria riscaldata (vedere UNI 9460/13.4 - fig.29).
Quando si intende adottare una intercapedine a spessore costante lungo la falda, lo spessore stesso, e quindi la sezione utile di flusso, dipende dal tipo di copertura, dalla lunghezza della falda, dalla sua pendenza e dal tipo di intercapedine (in comunicazione con il sottotegola o separato), dalla conformazione delle sezioni di ingresso e di uscita, nonchè dalle condizioni ambientali esterne (vento, irraggiamento solare, ecc.).
Generalmente, la sezione di flusso per intercapedini efficaci nella riduzione del flusso termico in clima estivo, nel caso di pendenze usuali in Italia (30-35%) e lunghezza di falda usuali (fino a 7 m), è di almeno 550 cmq netti per ogni metro di larghezza della falda, al di sotto della listellatura nel caso in cui l’intercapedine è in comunicazione con la listellatura stessa.
Tali prescrizioni devono essere rispettate anche quando si adotta un'intercapedine delimitata da due strati piani paralleli (doppio tavolato, pannelli, ecc.).

In ogni caso, l’intercapedine deve essere senza listellature traversali o altri impedimenti limitanti il flusso ascensionale dell’aria riscaldata.

Deve comunque essere considerato che possono essere presenti altri elementi (lucernari, abbaini finestrati, ecc.) capaci di influire significativamente sul regime termico del sottotetto.

Nel caso in cui non sia prioritaria l'esigenza di una efficacie ventilazione estiva, e in presenza di lunghi periodi con ambiente umido, possono essere adottate coperture che assicurano lo smaltimento di eventuale vapore d'acqua accumulatosi nella copertura sia in inverno che nelle stagioni intermedie, con uno spessore dell'intercapedine tale da assicurare una sezione libera di almeno 200 cmq. per metro di larghezza di falda. In queste circostanze è opportuno evitare il collegamento tra gli strati di falde orientati in modo opposto, onde ridurre gli effetti negativi dovuti al vento.
Nel caso do coperture in coppi posati su listelli, la naturale forma degli stessi elementi assicura il soddisfacimento di tale recuisito.

Deve essere assicurata sulla copertura una adeguata sezione di ingresso dell’aria in corrispondenza della linea di gronda e di uscita in corrispondenza del colmo. Tale sezione è ottenibile sia con fessure continue o discontinue, protette dall'ingresso di insetti e volatili, o aperture puntuali, limitando il più possibile l’ostruzione della sezione.

In corrispondenza del colmo deve essere assicurata la tenuta all'acqua e alla neve trascinata dal vento